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CRISTIANI SI DIVENTA
Chiamati a essere discepoli del Signore - Orientamenti E PROPOSTE PER IL BIENNIO 2010-12 NOTA PASTORALE

CRISTIANO. UN NOME E UNA SCELTA

"Non chiunque mi dice: 'Signore, Signore', entrerà nel regno dei cieli, ma
colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli" (Mt 7,21).

Chiamati cristiani
Secondo il libro degli Atti degli Apostoli ad Antiochia, attorno agli anni quaranta, per la prima volta i discepoli di Gesù Cristo "furono chiamati cristiani" (At 11,26). Erano giudei e persone di cultura greca che avevano accolto l'annuncio di Gesù portato loro da fedeli laici fuggiti da Gerusalemme a causa della persecuzione scoppiata con l'uccisione del martire Stefano. La notizia di questa dinamica e vitale comunità cristiana giunse presto agli orecchi della Chiesa di Gerusalemme che decise di inviare Barnaba. Al suo arrivo ad Antiochia egli si rallegrò nel vedere ciò che aveva operato "la grazia di Dio". La giovane comunità, come attestano gli Atti degli Apostoli, si distinse ben presto per la sua adesione e fedeltà al Signore, l'assiduità alle celebrazioni comunitarie, la presenza di annunciatori della parola di Dio e di catechisti, la solidarietà alle comunità cristiane della Giudea colpite da una grave carestia. Ad Antiochia iniziò il primo viaggio missionario di Paolo insieme a Barnaba. Ad essi i responsabili della comunità, "dopo aver digiunato e pregato, imposero le mani e li congedarono" (At 13,3).
Diverso è stato il nostro cammino spirituale. Battezzati in tenera età nella fede della Chiesa e dei nostri genitori, siamo stati associati alla morte e alla risurrezione di Cristo, abbiamo ricevuto lo Spirito di adozione a figli di Dio e siamo diventati creature nuove. Incorporati alla Chiesa, siamo entrati a far parte a pieno titolo della famiglia dei cristiani. Con il battesimo anche noi siamo cristiani. Negli anni siamo cresciuti nella fede. Molto dobbiamo alla nostra famiglia, nella quale abbiamo iniziato a conoscere il Signore, a pregare, ad esercitarci negli essenziali valori evangelici. Più tardi la nostra vita cristiana è stata arricchita dalla catechesi parrocchiale ed ha trovato sostegno nella comunità cristiana. È stata una graduale crescita spirituale nella quale riconosciamo la mano del Signore che ha operato con la sua grazia attraverso molte persone: genitori, catechisti, sacerdoti e tanti fratelli nella fede. Ad essi, oltre che a Dio, va la nostra gratitudine.

Di nome o di fatto
Nati in un paese cattolico, battezzati nei primi mesi di vita, cresciuti in famiglia di tradizione cristiana, la maggior parte degli italiani tacitamente fa propria l'affermazione di Benedetto Croce: "Non posso non dirmi cristiano". Assai diversificato, però, è il modo di portare questo nome. Non è il luogo di nascita che ci fa cristiani e ci rende migliori degli altri.
Cresce il numero di cristiani di nome. Sono battezzati che vivono nell'indifferenza religiosa, che è non credenza. Dio è assente. I loro progetti e i loro interessi si rinchiudono sempre di più in un orizzonte terrestre. Le loro scelte e i loro comportamenti hanno poco da spartire con il Vangelo e la visione cristiana. Di fatto hanno cessato di essere cristiani. Per noi, però, essi continuano ad essere nostri fratelli, che rispettiamo e amiamo. Ci auguriamo che siano persone in ricerca e che possano trovare in noi e nelle nostre comunità cristiane un riferimento e un sostegno. La nostra accoglienza si fa anzitutto testimonianza e preghiera.
Non mancano, però, fedeli generosi ed esemplari. Alcuni sono attivamente impegnati nelle nostre comunità, in servizi caritativi o in diverse forme di volontariato. Altri fanno parte di gruppi di riflessione, di approfondimento della parola di Dio e di preghiera. Né si possono ignorare i molti genitori che si prodigano a crescere i loro figli nell'onestà e ad educarli cristianamente. A tutti va la nostra ammirazione.
Tra indifferenti e credenti esiste, poi, un'estesa gamma di tipologia di cristiani: credenti ma poco osservanti, praticanti occasionali o cristiani solo della domenica, buoni praticanti ma poco credenti. Ad essi si possono aggiungere i "consumatori del sacro", o i ricercatori di esperienze religiose soprattutto emotive e consolatrici che, sovente, esprimono più evasione che scelte di fede. Ci sono anche credenti intransigenti, talvolta fanatici, che in nome di una fedeltà alla tradizione cristiana difendono accanitamente pratiche devozionali, segni e riti, decisioni disciplinari del passato, refrattari alla novità dello Spirito. Con la buona intenzione di difendere la fede, in realtà sovente sembrano difendere se stessi. Non si può ignorare che il Vangelo più che di difensori ha bisogno di testimoni. Non mancano poi, sempre più numerosi, cristiani spenti e senza sapore, stanchi o rassegnati. Sono testimoni di un cristianesimo alquanto "arrugginito" e di una vita cristiana appiattita e stagnante.
Anche una lettura superficiale della "geografia" cristiana evidenzia non poche ombre. Sovente la fede è più devozionale che consapevole. Per molti la conoscenza del Vangelo e del messaggio cristiano si è conclusa con la preadolescenza. Stili di vita di non pochi cristiani sono debitori alla mentalità materialistica e consumistica. Chi con le parole rifiuta la corruzione e la disonestà, sovente si contraddice con il suo comportamento personale. La stessa fraternità, cardine della vita cristiana, è declinata talvolta in modo selettivo, lasciando spazio all'indifferenza o alla diffidenza, sino a diventare intolleranza e razzismo. C'è poi il male strisciante di un cristianesimo individualistico, di una fede "fai da te", con interpretazioni soggettive e accomodanti non solo della dottrina e morale cristiana, ma anche della parola di Dio.

Cristiani per scelta
Nelle nostre comunità sono ancora numerosi i cristiani che vivono con semplicità e convinzione la loro fede. Molti altri sono lontani da una fede autentica e dalla fedeltà al Vangelo. Essi interpellano la pastorale e sono una sfida per tutti. Ognuno di noi può riconoscere affinità o segni di appartenenza a una o più categorie di cristiani elencati sommariamente.
Sappiamo che Gesù è venuto non per i sani ma per gli ammalati, non per i giusti ma per i peccatori. Nessuno è perfetto. A partire da quello che siamo, è importante interrogarsi per guardare oltre. Solo chi, riconoscendo le proprie debolezze e ferite, si lascia prendere per mano dal Signore, può riprendere il suo cammino. Non basta ritenersi cristiani. Ogni battezzato è chiamato a scegliere di seguire Cristo per diventare suo discepolo. È la nostra vocazione battesimale, sulla quale si innesta quella specifica al matrimonio, alla vita consacrata, al sacerdozio.
Nella prima parte della nostra riflessione siamo invitati a fare riferimento a Gesù Cristo e al suo Vangelo. L'attenzione è rivolta ai tratti fondamentali di Gesù Cristo, al mistero della sua Persona. Gesù è "la via, la verità e la vita" (Gv 14,16). Come duemila anni fa egli continua a chiamare. Dopo aver sottolineato le principali richieste di Gesù per essere suoi discepoli sono richiamati i criteri essenziali per orientare la nostra risposta.
La seconda parte si sofferma su fondamentali percorsi formativi che le nostre comunità cristiane sono invitate a promuovere per le diverse età e condizioni spirituali delle persone, affinché ognuno possa riconoscere il dono della chiamata del Signore e della sua salvezza, riconfermare le motivazioni della sua scelta cristiana e diventare sempre più fedelmente discepolo del Signore. Criterio di riferimento per queste proposte formative è l'itinerario di iniziazione cristiana secondo il catecumenato.
Infine l'ultima parte, più concreta e attiva, presenta le scelte operative proposte e privilegiate in questo biennio pastorale dalla nostra Chiesa per favorire e accompagnare la formazione battesimale del cristiano, senza tralasciare la responsabilità di discernere e promuovere la vocazione specifica al matrimonio, al sacerdozio e alla vita consacrata.
"Cristiani si diventa" è il tema conduttore del piano pastorale. Esso si pone in continuità con le scelte degli anni precedenti. Solo se ci si impegna a diventare sempre più discepoli del Signore, è possibile trasmettere e comunicare la fede, partecipare attivamente e responsabilmente alla vita della Chiesa e della società, testimoniare stili di vita rispondenti al Vangelo.



Documenti allegati
  Nota Pastorale 2010 - 2012
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