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Messaggio Natale 2010
Il volto discreto della tenerezza di Dio

La nascita di Gesù è avvolta nel grande silenzio della notte. È il racconto stringato dell'evangelista Luca. Compiuti i giorni del parto, Maria "diede alla luce il suo primogenito, lo avvolse in fasce e lo pose in una mangiatoia, perché per loro non c'era posto nell'alloggio" (Lc 2,7). Solo alcuni pastori, che di notte facevano guardia al loro gregge, ebbero notizia del grande evento. Prima intimoriti dall'annuncio dell'angelo, poi premurosi si avvicinarono a Betlemme dove trovarono "il bambino adagiato nella mangiatoia" (Lc 2,16).
Il Salvatore del mondo inizia la sua missione nella fragilità e impotenza di un bambino, nato in una stalla, accolto nell'indifferenza dei più. Per Gesù la salvezza incomincia con una presenza umile, silenziosa, non invadente. Egli viene anzitutto per condividere, per essere solidale, per farsi compagno di viaggio. Più tardi, a chi vorrà, offrirà la sua parola e il suo aiuto, il perdono e il dono di una vita che è liberazione e salvezza.
Con la sua nascita Gesù ha scelto di essere il Dio con noi e per noi. La cura e l'amore di Dio per l'umanità con il Natale diventa presenza discreta e silenziosa, ma concreta e reale. Il Signore viene a visitarci. Si veste della nostra debolezza per essere accanto agli uomini e farsi carico della nostra causa. Una presenza umile ma interessata che rivela il volto discreto della sua tenerezza. Il Natale è l'espressione concreta e visibile che Dio è amore.
Dio non ci ha dimenticati e continua a essere vicino e a noi solidale. Per questo ancora una volta la nascita di Gesù riempie di speranza i nostri giorni. Nello stesso tempo la celebrazione del Natale impegna ognuno a fare della propria vita l'incarnazione della tenerezza di Dio. È doveroso annunciare e far conoscere l'amore di Dio. Oggi è ancora più importante che quest'amore sia sentito, percepito e sperimentato da coloro che ne hanno più bisogno: persone dimenticate, emarginate e ferite. Ognuno di noi è chiamato a essere il volto visibile della vicinanza e tenerezza di Dio. Noi siamo il cuore di Dio! Il primo modo di annunciare Dio è amare i fratelli, senza distinzione di razza o di religione.
Testimone concreto dell'amore di Dio è stata Madre Teresa. Ha percorso le strade di Calcutta, e non solo, per raccogliere esseri umani scheletriti e morenti, ignorati dalla società. Ha dato loro un letto e la possibilità di morire con dignità, circondati da un calore umano che la vita aveva negato. Non dissimili sono le numerose iniziative caritative sorte in tanti angoli del mondo. Penso, tra le altre, alla coraggiosa opera di padre Giuliano, missionario italiano, che da due decenni in una zona degradata del Vietnam, teatro di droga e di prostituzione minorile, ha creato una casa di accoglienza per ragazzi sbandati e segnati dall'AIDS. In questa comunità essi trovano ospitalità, cure, possibilità di riprendere la scuola. Per molti arriva inesorabile la morte. Essi partono da questo mondo, per loro inospitale, mai da soli. Nelle ultime ore il sacerdote stringe le loro mani e li consegna, con una ritrovata serenità, a una vita che non muore. I poveri di Madre Teresa e i ragazzi sieropositivi di padre Giuliano in maggioranza hanno chiuso la loro vita senza conoscere il Dio rivelato da Gesù Cristo. Hanno, però, sperimentato la sua vicinanza e il suo amore.
Numerose sono le persone che nel nostro territorio incarnano la tenerezza di Dio, anche se non tutte e non sempre frequentano la chiesa. Oltre alle molteplici forme di volontariato, penso all'assistenza di anziani, alla solidarietà a famiglie in difficoltà, all'accoglienza di stranieri, alle comunità di recupero dei tossicodipendenti, ma anche alla generosa disponibilità di tempo e di cuore espressa da catechisti e operatori pastorali, alla presenza discreta e assidua dei nostri sacerdoti accanto ad ammalati o a persone in lutto. Lo sguardo si estende alla dedizione concreta e silenziosa di quanti operano nei centri Caritas, nei gruppi della San Vincenzo, nell'OFTAL e nell'UNITALSI, nelle diverse associazioni assistenziali. A tutto ciò si deve aggiungere la straordinaria generosità di famiglie aperte all'adozione, all'affido o anche alla temporanea accoglienza di madri sole, di disabili, di ragazze della strada. Sovente si tratta di testimonianze concrete e silenziose. Per fortuna diffuse e radicate. Esse parlano un altro linguaggio, ben diverso da quello rumoroso della cronaca quotidiana delle violenze domestiche, di abusi sui minori, di episodi d'intolleranza o di corruzione, di criminalità organizzata, persino di una certa politica urlata e astiosa.
Tra alcuni mesi l'Italia ricorderà i 150 anni dell'unità del Paese. Un anniversario che non sembra raccogliere eccessivo interesse. Eppure resta un evento singolare per fare memoria del cammino intrapreso non solo sull'unità geografica, ma anche culturale, linguistica, persino ecclesiale, con una crescente condivisione di attese, di problemi, di valori. Restano ancora distanze fra Nord e Sud, tra ricchi e poveri, tra istituzioni e cittadini, tra interessi locali e nazionali, tra promesse elettorali e risposte ai problemi vitali del Paese.
Il pianeta terra si riscalda, ma le relazioni umane sembrano raffreddarsi. Come cristiani siamo chiamati a dare un'anima all'unità dell'Italia. Una strada concreta e feconda è quella tracciata dal Natale. Con la sua nascita Gesù ci ricorda che Dio non ama a distanza e che egli, come canta la liturgia, "ora viene incontro a noi in ogni uomo e in ogni tempo, perché lo testimoniamo nell'amore". Per questo l'unità dell'Italia si coniuga con la solidarietà. Essa diventa evento ogni volta che si fa vicinanza al fratello, accoglienza, condivisione.
Buon Natale a tutti. Un augurio particolare agli ammalati, alle persone sole, a chi non trova lavoro, alle famiglie ferite, divise, o in seria difficoltà economica. Che il volto di ognuno, singolo o famiglia, possa essere illuminato dalla comprensione e dalla tenerezza dei fratelli.


   ? Giuseppe Cavallotto
Vescovo di Cuneo e di Fossano




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