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Ordinazione Sacerdotale di don Alberto Aimar
Omelia

Un saluto cordiale e fraterno a tutti i presenti, al vescovo Natalino Pescarolo, ai confratelli sacerdoti, alle religiose, ai numerosi fedeli, agli amici giovani e meno giovani che don Alberto ha incontrato nella sua parrocchia d'origine, San Pietro del Gallo, nell'esperienza di lavoro, nel cammino spirituale, nelle parrocchie di Madonna delle Grazie e di San Bartolomeo in Boves, dove ha vissuto le prime esperienze pastorali.

Un saluto particolare alla mamma, ai familiari ed ai parenti che vedono la loro famiglia benedetta da Dio con il dono di un nuovo sacerdote, al quale idealmente il compianto don Giuseppe Giordano passa il testimone.

Oggi la nostra Chiesa che è in Cuneo, dopo l'esperienza di lutto per la morte di don Luca Bertaina, che nella preghiera e con la speranza cristiana abbiamo affidato alla misericordia del Padre, ora sperimenta un evento di gioia e di esultanza: nello stesso tempo in cui Dio ha chiamato a sé il nostro confratello Luca, dona alla nostra Chiesa un nuovo sacerdote. La nostra gratitudine al Signore diventa preghiera, affinché nella sua bontà faccia germogliare nuove vocazioni e non permetta che la nostra Chiesa sia priva di buoni pastori.

Ed ora un abbraccio fraterno a te, Alberto, che oggi con l'imposizione delle mani e la preghiera di ordinazione diventerai sacerdote per sempre. Nel tuo esteso e paziente cammino di discernimento hai continuato a cercare il disegno di Dio su di te, ti sei fidato del Signore, hai rivisto e corretto il tuo iniziale progetto di vita, con fiducia e generosità hai fatto spazio alla imprevedibilità del Signore che anche a te ha rivolto il suo invito: "Tu seguimi. Ti farò pescatore di uomini" (Lc 5,10).

Insieme lodiamo Dio che ti ha chiamato per nome e ti ha scelto per un pieno servizio ai fratelli e alla Chiesa. Con te, Alberto, ringraziamo quanti ti hanno accompagnato e sostenuto nella tua crescita cristiana e nella tua scelta vocazionale: la tua famiglia, la tua comunità parrocchiale, sacerdoti e laici che hai incontrato nella tua vita, i docenti dell'Istituto teologico, i tuoi formatori. Tra essi un ringraziamento particolare va a don Bruno che ti ha accolto, ti è stato vicino con la sua amicizia e il suo consiglio.

Fra poco, caro fratello Alberto, diventerai presbitero, ministro di Cristo, il quale attraverso la tua persona e il tuo servizio continuerà ad ammaestrare, a santificare e a guidare il popolo di Dio. Il tuo ministero come quello di ogni pastore, ci ricorda sant'Agostino, è quello di "pascere Cristo, pascere per Cristo, pascere in Cristo, non pascere per sé al di fuori di Cristo" (Discorso 46, 30).

Sii, pertanto, il buon profumo di Cristo con la parola e l'esempio. Dispensa con fedeltà la Parola di Dio. Per questo meditala assiduamente e vivi ciò che insegni. Sostieni e guida il cammino spirituale dei fratelli a te affidati attraverso la partecipazione attiva alla liturgia, con la tua preghiera, con il tuo paziente e sapiente accompagnamento spirituale. Sii sacerdote sull'altare e nella vita quotidiana. Unito al Signore, implora la sua misericordia e sii, con le parole e con i fatti, testimone del suo amore misericordioso: egli è venuto non per i giusti ma per i peccatori. Imita e vivi ciò che celebri nel lavacro di rigenerazione, nel sacramento della riconciliazione, nell'unzione degli infermi, soprattutto nel sacrificio eucaristico.

La Parola che è stata proclamata è luce ai nostri passi: illumina il cammino di ogni cristiano ed orienta il nostro ministero sacerdotale.

1. Il Dio in cui crediamo è imprevedibile ed inesauribile nei suoi doni e nella sua azione salvifica che supera i nostri schemi e si estende oltre i confini visibili della Chiesa.

In ogni comunità cristiana, anche piccola, la Chiesa, secondo una celebre espressione di Karl Rahner, "si fa evento": Dio si fa presente, opera e salva. A sua volta la Chiesa è cattolica: abbraccia i credenti in Cristo di tutti i luoghi e di tutti i popoli. Ne deriva per i fedeli di ogni comunità l'esigenza non solo di coesione, di ascolto vicendevole, di sostegno reciproco, di valorizzazione dei doni di ciascuno, ma anche di condivisione e di partecipazione al cammino delle comunità più grandi: il gruppo è chiamato ad aprirsi alla parrocchia, la parrocchia alla diocesi, la diocesi alla cattolicità.

Nello stesso tempo la Chiesa sa che l'azione del Signore ha vie a noi sconosciute e il suo Spirito soffia dove vuole, perché Dio non ha le mani legate. Per questo a nessuno è lecito sequestrare il Signore e rinchiuderlo nei nostri confini. Come veri credenti siamo invitati a riconoscere i segni dei tempi, a vedere e ad apprezzare il bene da qualunque parte venga, ad accogliere l'altro come un bene e un dono per me.

Attraverso questa apertura ai fratelli vicini e lontani e ad ogni persona il cristiano si arricchisce ed entra nell'orizzonte di Dio, Padre di tutti gli uomini. Questa apertura è compito particolare di ogni sacerdote, chiamato ad accogliere ogni persona, a riconoscere in lei il volto di Cristo, ad apprezzare e valorizzare la sua ricchezza. Attraverso l'incontro fraterno senza distinzioni, pregiudizi o diffidenze il pastore testimonia l'amore del Signore e scopre la sua misteriosa e imprevedibile azione di salvezza.

2. A sua volta il Vangelo richiede una radicale conversione. Da una parte siamo invitati a non scandalizzare i piccoli, cioè a non essere di ostacolo con la nostra condotta al cammino di ricerca di quanti sono deboli nella fede, vivono nel dubbio, hanno difficoltà ad aderire al Vangelo. Dall'altra, ciascuno è richiesto di alleggerirsi di quanto ostacola o rallenta la fedeltà al Signore. La richiesta è radicale e perentoria. Se la tua mano, se il tuo piede ti scandalizzano, tagliali. Si può tradurre: liberati dalla tentazione del possesso e del dominio. Se il tuo occhio ti scandalizza, cavalo. Si può esprimere: liberati dalla tentazione di fare tuo tutto ciò che vedi e ti piace.

In questa stessa logica si colloca l'insegnamento di Giacomo: l'attaccamento ai beni della terra è una fatua sicurezza. Aggiunge che la ricchezza è una rovina, è una condanna per chi l'ha accumulata defraudando i lavoratori.

Tutti, fedeli, religiosi e sacerdoti, siamo chiamati ad un cammino di revisione di vita, a liberarci da attaccamenti terreni per fondare la nostra sicurezza sul Signore: nessuno può servire a due padroni.

Caro Alberto, accogliendoti nell'ordine dei presbiteri, noi continueremo a pregare con te e per te, affinché possa svolgere fedelmente il tuo ministero e servire con gioia il Signore e i fratelli, certi che Dio porterà a compimento quello che ha iniziato in te.



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