NEWS DALLA CANCELLERIA

Nota pastorale 2016
Abitare

La parabola dei talenti.
Avverrà infatti come a un uomo che partendo per un viaggio, chiamò i suoi servi e consegnò loro i suoi beni. A uno diede cinque talenti, a un altro due, a un altro uno, secondo le capacità di ciascuno; poi partì. Subito colui che aveva ricevuto cinque talenti andò ad impiegarli e ne guadagnò altri cinque. Così anche quello che ne aveva ricevuti due, ne guadagnò altri due. Colui che aveva ricevuto un solo talento, andò a fare una buca nel terreno e vi nascose il denaro del suo padrone.
«Dopo molto tempo il padrone di quei servi tornò e volle fare ¡ conti con loro. Si presentò colui che aveva ricevuto cinque talenti e ne portò altri cinque, dicendo: "Signore, mi hai consegnato cinque talenti, ecco, ne ho guadagnati altri cinque". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone - sei stato fedele nei poco ti darò potere su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone". Si presentò poi colui che aveva ricevuto due talenti e disse: "Signore, mi hai consegnato due talenti, ecco, ne ho guadagnati altri due". "Bene, servo buono e fedele - gli disse il suo padrone - sei stato fedele nel poco ti darò potere su molto, prendi parte alla gioia del tuo padrone". Sì presentò infine colui che aveva ricevuto un solo talento e disse: "Signore, so che sei un uomo duro, che mieti dove non hai seminato e raccogli dove non hai sparso. Ho avuto paura e sono andato a nascondere il tuo talento sotto terra: ecco ciò che è tuo", II padrone gli rispose: "Servo malvagio e pigro, tu sapevi che mieto dove non ho seminato e raccolgo dove non ho sparso; avresti dovuto affidare il mio denaro ai banchieri e così, ritornando, avrei ritirato il mio con interesse. Toglieteli il talento e datelo a chi ha i dieci talenti. Perciò a chiunque ha, sarà dato e sarà nell'abbondanza; ma a chi non ha, verrà tolto anche quello che ha. E il servo inutile gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti".
(Mt 25,14-30)


La parabola dei talenti è l'icona biblica che possiamo prendere in questo anno pastorale. Siamo chiamati ad 'abitare' questa nostra terra investendo proprio i talenti che il Signore ci ha affidato e che noi, nel cammino della vita continuiamo a scoprire. Sono l'espressione del suo amore che si cala in noi e noi dobbiamo farne tesoro. E' Dio che ci conosce, è Dio che ci ha
scelti, è Dio che ci riempie di attenzioni e si aspetta una risposta non spadroneggiando del creato o dei luoghi di cui siamo responsabili, ma tenendo conto che tutto è suo e di tutto un giorno ce ne chiederà conto.
Quei tre servi della parabola avevano ricevuto doni diversi; i primi due ti hanno amministrati e hanno fatto circolare ciò di cui erano entrati in possesso senza loro merito. Il terzo ha preferito congelare quel che aveva e non ha affrontato la sfida della vita.

 

"Abitare" vuol dire entrare dentro a quanto abbiamo, tenendo conto che si tratta di doni di Dio. A Lui un giorno ritorneranno. Ce ne chiederà conto. L'augurio che ci facciamo è quello di essere servi fedeli che hanno fatto tutto ciò che potevano fare. Nello stesso tempo ci contiamo
sulla benedizione di Dio.
 


"Abitare" significa cogliere le ricchezze, le aspirazioni, i talenti, le qualità di chi mi sta accanto e far si che si senta a casa e possa esprimere al meglio se stesso, senza prevaricazioni, né condizionamenti, né ritrosie. "Abitare" significa ancora gioire per la bellezza delle persone e del creato. Il nostro mondo è il luogo che Dio ha scelto per parlare al nostro cuore, per aprirci alia meraviglia dell'immensità dei suoi interventi e miracoli che continua a fare. Va bandito ogni atteggiamento di autonomia, di invidia e di pretesa di possedere. Spesso, ho l'impressione che siamo troppo abituati alla straordinaria azione del Creatore dandola per scontata o dovuta.

 

"Abitare" è far nostro uno stile di vita all'insegna della benevolenza, dell'accoglienza, del discernimento, del dialogo, dell'integrazione con qualsiasi nostro fratello o sorella, come ci dice Papa Francesco nella 'Laudato si' al capitolo 8°; non importa se è dei nostri. Sufficiente è cogliere che è Figlio di Dio, come ognuno di noi.

 

"Abitare" vuol dire sapersi fermare bandendo i ritmi odierni tutti all'insegna della velocità. Lo sguardo sul creato inevitabilmente ci porta all'Autore di ciò che ci circonda. Dio ha dipinto, ha creato, ha cesellato l'ambiente che ha messo nelle nostre mani. Lo ha armonizzato affinchè ogni cosa ed ogni persona possa trovare la sua giusta collocazione. Anzi, ha voluto l'uomo al centro rendendolo capace di continuare la sua opera rispettando e coltivando il suo giardino. Ha donato a noi la libertà lasciandoci prender atto di questo suo volere e ci ha invitati ad amministrare le sue opere. In una parola, si è fidato di noi, sue creature, e ha 'passato le consegne'. E' normale sentirsi piccoli nei nostri ambienti di vita. E' bello stupirci per quanto ha voluto mettere nelle nostre mani. Lui non sta a guardare; non è un Dio giudice geloso ed opprimente. Vuole che mettiamo in atto i doni ricevuti, fidandosi della nostra fantasia e della libertà di cui ci ha dotati, correndo il rischio che qualcosa sia deturpato.
Quando Dio ci chiamerà a se prenderà in considerazione non quanto abbiamo prodotto nell'investimento dei talenti ricevuti. Nemmeno terrà conto del successo umano delle nostre imprese. Ci giudicherà su quanto abbiamo amato Lui e le persone a noi affidate, quanto abbiamo amato il creato amministrandolo nel rispetto delle leggi della natura, senza operare
alcuna violenza o manipolazione indebita. Tirerà le fila e ci consola il fatto che comunque sarà un giudizio d'amore all'insegna della misericordia. Siamo chiamati a camminare liberi, senza paure.



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